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Casi particolari

Per quanto rigoroso sarà il criterio scelto per la classificazione si troveranno sempre sottobicchieri difficili da gestire.
Illustrerò alcuni casi particolari cercando di presentarli nella maniera più oggettiva possibile in modo che possiate farvi una vostra idea, lasciando le mie personali considerazioni alla fine dei paragrafi.

Regola dello stabilimento principale

La regola dello stabilimento principale è una semplificazione molto usata, vi sono marchi di birra famosi che vengono prodotti da più birrerie, in città e anche nazioni diverse (Guinness, Heineken, Stella Artois, solo per citare qualche esempio). E' spesso oggettivamente complicato risalire alla reale birreria che ha curato il singolo sottobicchiere e, nella maggior parte dei casi, tanto zelo non aggiungerebbe niente di importante alla collezione per cui si usa conservare tutti insieme tali sottobicchieri classificandoli nella nazione (e eventualmente città, stato, etc.) della birreria principale che produce tale birra.
Applicare integralmente questa regola porta a escludere alcune nazioni dalla collezione, in quanto hanno fatto solo sottobicchieri con marchio estero perché il birrificio locale è di proprietà della multinazionale o perché produce su licenza.
Io la considero una semplificazione molto comoda e la uso, ma non la applico ai sottobicchieri di cui conosco con certezza (e senza troppa fatica) la provenienza, perché è scritta sul sottobicchiere stesso o perché indicata in un catalogo.

 
Carling 1/2

Sottobicchiere della canadese Carling che pubblicizza un suo stabilimento negli Stati Uniti, stampato in Sud Africa a cura della birreria che la produce là.

import multimarca 1/1

Sottobicchieri export

I sottobicchieri che sono realizzati per l'esportazione vengono chiamati così (o import a seconda di come si vede la cosa), possono essere realizzati sia dal birrificio ma distribuiti solo all'estero che direttamente dall'importatore.
Sembrerebbe una divisione inutile dopo il paragrafo precedente ma può essere comoda, o necessaria, ad esempio per sottobicchieri (o serie) realizzati da importatori su cui sono presenti più marche di birra, magari di nazioni diverse, o sottobicchieri con marchio o logo usati solo per l'export in una determinata nazione.
Molti collezionisti italiani usano questa divisione per raggruppare i sottobicchieri prodotti per il nostro mercato.
Se corrispondete con un collezionista estero speditegli dei sottobicchieri di birre del suo paese stampati per l'Italia e lo farete felice.

 

Private labels

Con "private label" si definisce un marchio di birra che appartiene ad un'azienda che non è un birrificio. La birra viene materialmente prodotta da un birrificio esterno su commissione. Il birrificio utilizzato può cambiare nel tempo e può anche essere in un'altra nazione rispetto all'azienda proprietaria del marchio. Questa definizione è grossomodo applicabile anche per "brew firm".
Come classificare questi sottobicchieri? Classificarli facendo riferimento alla proprietà del marchio o risalendo al birrificio produttore e classificarlo in base a quello?
La prima soluzione, facile da applicare, rimane una forzatura. La seconda, più corretta, è però veramente difficile da mettere in pratica, nel non infrequente caso, che il birrificio incaricato cambi ripetutamente. E' difficile associare al periodo di stampa del sottobicchiere il giusto birrificio già per le emissioni recenti, diventa praticamente impossibile per quelle ormai datate.
Io, come spesso accade, ho scelto un compromesso, fisicamente divido i sottobicchieri in base all'azienda, perché consente una semplice gestione del controllo dei doppi (così evito anche di spostare i sottobicchieri che scopro "private labels" solo dopo averli già messi in collezione), nella classificazione li conto invece in base alle notizie che ho e nel caso il birrificio sia di una nazione diversa, li considero come export (vedi sopra).

 
Vikingen 1/0

La San Geminiano Italia ha fatto produrre la sua Vikingen da varie birrerie italiane e tedesche.

Varianti

Con questo termine si indicano, purtroppo, sia due sottobicchieri diversi, simili tra loro, sia due ristampe dello stesso soggetto con differenze minori. Questo può generare confusione in quanto nel primo caso i due sottobicchieri sono da mettere entrambi in collezione mentre nel secondo solo uno.
Trovate alcuni esempi di sottobicchieri varianti da considerare sicuramente diversi nella pagina dedicata.
Purtroppo valutare cosa è diverso e cosa è invece solo ristampa è sempre discutibile.
Vi espongo quelli che sono i miei criteri personali, non prendeteli come una guida cui uniformarsi, ma come un semplice esempio.
Io considero due sottobicchieri diversi se il cliché di stampa cambia, anche di poco, invece non considero importanti i cambi di tonalità di colore (cioè ad esempio un verde più chiaro su uno e più scuro sull'altro).
Non considero i diversi tipi di cartone: liscio o no, più lucido o più opaco, eccetera, considero le differenze di spessore solo se clamorose come un soggetto stampato su cartone di spessore da 5 mm ristampato su cartone da 1 mm. Considero le differenze di formato (dimensioni del sottobicchiere) purché non siano minime, riconducibili a tolleranze dei macchinari che operano il taglio.
Conservo anche i sottobicchieri con problemi o particolarità di stampa perché fanno "colore" (spesso ci sono anche particolarmente affezionato) ma ritengo non vadano considerati nella classificazione.

Retrostampe e sovrastampe

Sono normali sottobicchieri emessi dalle birrerie cui successivamente viene aggiunta una sovrastampa o, come avviene più spesso, viene stampato il retro originariamente bianco.
Possiamo dividerli in due gruppi, quelli realizzati dai soggetti della filiera di distribuzione, grossisti, pub, eccetera, che trovano la sovrastampa un sistema semplice ed economico per legare il proprio nome a quello della birra venduta e quelli commemorativi di un evento. Tra i secondi vanno citate le emissioni curate dai club di collezionisti di oggetti birrari fatte in occasione dei raduni, anche per fidelizzare i soci con materiale particolare. Ne trovate un bell'esempio nella pagina dei sottobicchieri su Firenze.
Ci sono poi casi in cui le stesse birrerie realizzano retrostampe, quando non ritengono opportuno emettere un nuovo sottobicchiere, di solito si tratta di tirature limitate e collezionisticamente interessanti.
Questi sottobicchieri possono essere classificati normalmente assieme a quelli ordinari o raccolti a parte dividendoli in base al soggetto che li ha realizzati e/o ordinandoli per data.

Nastro Azzurroretrostampa

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